Mario Sironi, l’esistenzialista
Aprile 9, 2008
A Milano,alla Fondazione Stelline,una mostra indaga l’ultima fase di attività di Mario Sironi,segnata da un sentimento di solitudine interiore: 50 opere ripercorrono gli anni ’40 e ’50.
Milano – Un muro dall’altezza vertiginosa,che invade la scena e soffoca la prospettiva.Una sequenza compatta e claustrofobica di palazzoni,ciclopiche strutture dalla fisionomia geometrica,che sembrano tagliare di netto la vaporosità alta del cielo. La serialità disumana di finestrelle riveste un’intera parete,mentre la coltre di cemento tappa ogni forma di spiraglio nel resto dell’architettura. Un bunker monumentale animato solo dalle incrostazioni grigie che serpeggiano sulle pareti,tanto più inquietante nel suo incombere massiccio se messo a confronto con il tram che sta passando sulle rotaie scheletriche. Nessuna umanità,nessun accenno di luce,ma un deserto silenzioso di precaria modernità. E’ lo scenario che offre “La periferia”,quadro storico del 1942 di Mario Sironi,grande protagonista dell’arte italiana del primo novecento,che esprime profondamente l’atmosfera ed il tenore dei suoi ultimi vent’anni di ricerca espressiva,dopo aver militato,seppur con distacco,nel movimento del primo futurismo lasciandosi coinvolgere dall’amico Boccioni,dopo essersi lasciato sedurre dalla sensibilità cubista,per poi sperimentare le suggestioni della metafisica,dopo aver cercato un sollievo emotivo nel naturalismo più gentile ed euforico del Gruppo Novecento animato da Margherita Sarfatti, fino al progetto controverso e criticato di una pittura-architettura,animata dall’aspirazione a una visione monumentale della pittura, dal famigerato moralismo di cui si fece portavoce insieme a Funi e Campigli.
E “la periferia” diventa manifesto di una nuova,ultima,inclinazione creativa di Mario Sironi ( 1885 – 1961 ),segnata dalla solitudine interiore di un periodo particolarmente difficile,consumato tra la disperazione per il suicidio nel ‘48 della figlia diciottenne Rossana,avuta dalla primacompagna Matilde Fabbrini, e lo smarrimento per il fallimento per tutte le sue convinzioni politiche e artistiche - nel ’43 aderiva alla Repubblica di Salò,e dopo il 25 Aprile stava per essere fucilato dai partigiani,ma si è salvato grazie all’intervento di Gianni Rodari. Una fase di produzione cupa ed aggressiva,possente e materica,figurativa ma spettrale,più incline alla frammentarietà e meno dotata di una nitidezza formale e prospettica,intensa e lirica allo stesso tempo,che viene ripercorsa dalla mostra “Sironi. Gli anni ’40 e ’50.Dal crollo dell’ideologia agli anni dell’Apocalissi”,ospitata fino al 25 Maggio alla Fondazione Stelline di Milano,dove sfilano una cinquantina di opere prestate da illustre collezioni pubbliche e private,dalla Pinacoteca di Brera al Mart di Rovereto,ai Musei Vaticani di Roma tra gli altri,selezionate dai curatori Claudia Gian Ferrari ed Elena Pontiggia.
Notizie utili – “Sironi. Gli anni ’40 e ’50. Dal crollo dell’ideologia agli anni dell’ Apocalissi”
Dal 28 Febbraio al 25 Maggio, Fondazione Stelline, Corso Magenta 61, Milano.
Orari: Martedì – Domenica dalle 10 alle 20 ( chiuso il Lunedì )
Ingresso: intero euro 6 ridotto euro 4 gruppi euro 3 scuole euro 2
Informazioni: telefono 0245462411
Catalogo: Electa









Comments
Got something to say?